Novità per la “Tessera dei Parchi” (America the Beautiful): dal 2026 il costo passa da 80$ a 250$, con validità annuale. Questo il sito ufficiale con tutte le informazioni.
Alcune persone sono fatte d’America.
Una volta ho chiesto a una mia assidua viaggiatrice cosa ci trovasse di tanto speciale negli USA. Le parole non hanno preso forma, ma un leggero sussulto e un sorriso sincero mi hanno fatto immediatamente intendere il suo inespresso.
Ciò che leggerai è l’itinerario in Real America che ho scritto appositamente per lei, S., e il suo compagno che – volente o nolente -viene sempre trascinato in (pazzeschi) road trip americani.
Cosa si intende per Real America?
Real America è un valido slogan pubblicitario degli anni ’90 che identifica quella parte di America autentica e selvaggia. L’America dei cowboy e della natura possente, dei rodei e delle leggende del Vecchio West. In soldoni Real America include il Wyoming, il Montana, il North Dakota e South Dakota.
Da qualche anno è stato messo nel calderone anche l’Idaho modificando il brand in Great American West.
In ogni caso si tratta di un’area e-n-o-r-m-e da setacciare con un valido itinerario, come quello che ho disegnato per S.
Real America 15 giorni: road trip da Denver
Se vai di fretta, ecco gli essenziali da sapere:
- Per entrare negli USA devi avere l’ESTA, un’autorizzazione elettronica che costa 40$. Da richiedere sul sito web ufficiale.
- Il noleggio di una BUONA auto è fondamentale per questo viaggio. Prenota con anticipo e affidati a un sito sicuro, come questo. Personalmente mi sono sempre trovata molto bene.
- Non provare a partire per gli USA senza aver stipulato un’ottima assicurazione. Scrivimi per sapere a quali mi appoggio, da anni.
- Gli alloggi sono da prenotare con (largo) anticipo, soprattutto in zona Yellowstone.
- Periodo: per godere al massimo i parchi vai in estate, quando le temperature sono piacevoli e non trovi chiusure dovute al brutto tempo
Riassunto dell’itinerario in Real America
- Giorno 1: Denver
- Giorno 2: da Laramie al Grand Teton National Park
- Giorno 3: Grand Teton National Park
- Giorni 4-5-6: Yellowstone National Park
- Giorno 7: Yellowstone e lo stato del Big Sky
- Giorno 8: Montana
- Giorno 9: Cody
- Giorno 10: da Cody a Buffalo (Wyoming)
- Giorno 11: fino a Rapid City
- Giorno 12: Black Hills e Custer State Park
- Giorno 13: Badlands National Park
- Giorno 14: rientro in Italia
Giorno 1 – 150 miglia. Questo itinerario in Real America inizia da Denver
Denver. Un lungo volo porta S. e il suo compagno nella capitale del Colorado. Questo pasciuto punto a est delle Montagne Rocciose segna l’inizio del loro road trip in Real America.
Per domare gli spazi amplificati del West è fondamentale partire con un’auto che sia all’altezza. Meglio prenotare con anticipo su un sito affidabile, come questo. (E fare un’assicurazione completa!)
Il primo giorno regala già una bandierina su un nuovo stato. Un’ora e mezza di strada piatta come le pianure che la circondano ed ecco che S. si lascia il Colorado alle spalle, per entrare in Wyoming.
Cheyenne è una cittadina con grintosi stivali da cowboy ai piedi. Per la precisione ce ne sono 25 sparsi per la città. Oh sí, stivaloni alti più di 2 metri che esprimono a gran voce il legame dei cittadini + della città + del Wyoming stesso con le atmosfere western.
Per approfondire un po’ il passato di Cheyenne c’è un enfatico strillone che a bordo del Cheyenne Street Railway Trolley delizia il pubblico per una novantina di minuti. Comunque sia i punti più interessanti ruotano attorno a Cheyenne Deport Plaza. A cui aggiungere il Wyoming State Capitol Building, un bel edificio che nell’Ottocento ospitava il governo.
La giornata di S. si conclude macinando ancora qualche chilometro, fino a Laramie. Punto strategico per l’attività che l’aspetta domani.
Giorno 2 – 300 miglia: da Laramie alle porte del Teton
Una strada sterrata serpeggia tra terreni che si srotolano fino alle sagome delle montagne all’orizzonte. Un portone in ferro battuto segna l’ingresso alla storia personale del ranch. Una storia che inizia nel 1881.
S. AMA i cavalli perciò, quando le ho detto che in questo itinerario in Real America avrebbe visto i mustang è quasi cascata dalla sedia. Ecco che oggi si appresta a iniziare il tour per ammirare e conoscere queste straordinarie creature, nel loro habitat naturale! Brividi.
È il momento di lasciare il ranch in direzione di un’area selvaggia come lo spirito mustang. Medicine Bow-Routt National Forest. Una goduria di sentieri, laghi e punti panoramici, troppo poco considerati negli itinerari in Real America.
Salutato il parco a S. non resta che guidare fino a Lander. Un bello strappo di 200 miglia.
Giorno 3 – 250 miglia: Gran Teton National Park
Una ragguardevole muraglia di granito. Punte di oltre 4000 metri decisamente ammirevoli. Ecco che si staglia in tutta la sua magnificenza la catena montuosa del Teton.
S. ha appena superato Moran Entrance ed è entrata nel Grand Teton National Park.
Entrando da Moran, le dò due possibilità: o percorrere la strada più lenta e panoramica Teton Park Road (non ci hanno messo particolare fantasia per trovarle il nome) oppure puntare su quella più veloce, la 191 che poi diventa 89.
In ogni caso sono tanti i bei posticini dove fermarsi. Di certo fa parte della lista Mormon Row, l’immagine-cartolina del parco (e forse anche del Wyoming). Un piccolo insediamento in legno di una comunità di mormoni. Deliziosamente fotogenica da ogni angolazione.
Dopo una pausa nella pittoresca Jackson – una città dal deciso sapore di Old West – S. procede spedita per avvicinarsi a West Yellowstone. Superfluo scrivere che domani incontrerà il Re dei parchi americani. Il motivo principale per il quale si inizia un itinerario in Real America. Yellowstone National Park.
🔎Gran Teton National Park in un box. L’ingresso al parco è a pagamento ma, se hai intenzione di visitare più parchi americani, ti conviene fare la tessera dei parchi, America The Beautiful Pass (250$/anno). Non ti consiglio di partecipare a uno dei tanti safari che vendono nel parco, gli animali in natura li vedi benisssssimo in autonomia.
Giorni 4-5-6: Yellowstone National Park
Quando il viaggio è polposo e il tempo limitato, c’è sempre un compromesso da mandar giù. In qualche modo. E, in questo caso, si riguarda Yellowstone National Park.
Sezionarlo così schiettamente per concentrare tutto in 3 giorni è un boccone amaro. Yellowstone – oltre a essere il parco nazionale più antico al mondo – è un’area naturale immensamente immensa. Ingabbiare la visita in così poco tempo è stato necessario. Ma, ovviamente limitante.
Ecco come ho strutturato i giorni per S. e il suo compagno (considerando che hanno fatto base a West Yellowstone).
Giorno 1 – Grand Prismatic Spring. Una sorgente d’acqua dai colori brillanti (senza nessun miracoloso uso di Photoshop) segna l’inizio del loro viaggio all’interno di Yellowstone. Proseguono poi verso la Regione dei Geyser, un must del parco, la cui punta di diamante è il prevedile e puntuale Old Faithfull.
Inserisco anche una tappa extra: se riescono, possono arrivare al West Thumb Geyser Basin. Anche questa è un’area geotermale, proprio a ridosso dello Yellowstone Lake.
Giorno 2 – Anche il Wyoming ha il suo Grand Canyon. E questo si trova proprio a Yellowstone. Più precisamente a un’oretta di macchina da West Yellowstone. Diviso in North e South Rim è costellato da sentieri panoramici e meravigliosi viewpoint. Brink of Lower Falls, in particolare, strappa a S. un battito irregolare.
Ma Yellowstone è anche vallate maestose. Paradisi naturali dove avvistare tanti (tantissimi, con un po’ di fortuna) animali. Così oggi includo nel loro itinerario Hayden Valley. Qui a dominare sono i bisonti con la loro taglia XXL. Non mancano wapiti al pascolo, grizzly che si aggirano in cerca di cibo, tantissime specie di uccelli acquatici.
Spingendosi ancora un pochino verso sud concludono la giornata a Yellowstone Lake.
Giorno 3 – Oggi S. e il suo compagno salutano West Yellowstone per andare verso nord. È così che incontrano Norris Geyser Basin, un’area idrotermale con il geyser che ha il getto più alto del mondo! Mammia mia, Yellowstone.
Proseguendo, le cascate pietrificate dai colori pazzeschi – Mammoth Hot Spring – sono il saluto d’arrivederci al parco. Lasciato il Wyoming, entrano in Montana per dormire giusto a un passo dal confine. Gardiner.
🔎Yellowstone National Park in un box. Anche l’ingresso a Yellowstone è incluso nella tessera “America the Beautiful”. Gli alloggi all’interno del parco sono COSTOSI; per risparmiare dormi appena fuori e prenota con l-a-r-g-o anticipo così da avere valide alternative.
Giorno 7 – 270 miglia: da Yellowstone allo stato del Big Sky
Superato Roosvelt Arch, S. si immerge nuovamente in Yellowstone.
Sta iniziando ad albeggiare. S. percorre con un’attenzione scrupolosa la US-212, la strada che attraversa Lamar Valley. Lo scopo è solo uno. Ammirare la carnivora eleganza dell’orso nero. Il predatore più ricercato e conosciuto del parco adora gironzolare in questa vallata. E, di solito, è in buona compagnia: bisonti, alci, grizzly, lupi, antilocapre, coyote. Non stupisce sela Lamar Valley è soprannominata “Serengeti d’America”.
Yellowstone è una bomba! Merita tutto, troppo bello. Un’emozione poter vedere gli orsi…
Di nuovo, al di là del confine. Di nuovo, in Montana. La strada costeggia quella grande macchina dal tono verde profondo che è la Gallatin National Forest.
Segue la Paradise Valley (dall’aspetto familiare per chi guarda la serie “Yellowstone”) e poi Bozeman. Una frizzante cittadina dal sangue tenacemente country. S. e la sua metà non perdono tempo e si calano immediatamente nel mood da stivali e cappello. Una passeggiata a cavallo e un barbecue con un fuoco scoppiettante sanciscono la loro prima serata nello stato “dal cielo immenso”.
Giorno 8 – 280 miglia: Montana, il Big Sky Country
Oggi è dedicato a lui, il Big Sky Country. Irreprensibile nomignolo del Montana. In uno stato dove la natura è tanto goliardica e la corsa all’oro ha lasciato tracce ancora del tutto evidenti, c’è tanto da fare e da vedere.
Il rumore famigliare di zoccoli scandisce la mattinata di S. In sella a un fedele cavallo del 320 Guest Ranch S. zigzaga tra i morbidi prati delle montagne del Big Sky, rincorrendo il brioso fiume Gallatin. Un modo assolutamente delizioso per approcciarsi a questa terra.
Il resto della giornata lo lascio volutamente non definito. Ma le riservo qualche proposta interessante, come:
- fare rafting sul fiume Gallatin
- addentrarsi nelle Lewis and Clark Caverns
- visitare le città fantasma in perfetto stile western di Virginia City e Nevada City.
Giorno 9 – 180 miglia: direzione Cody
I suoi abitanti la definiscono “capitale mondiale del rodeo”. Un po’, si sa, gli americani amano il gusto dell’esagerazione. Tuttavia, non si può di certo negare che il rodeo sia il pane quotidiano di Cody.
Questa cittadina del Wyoming – da sempre ardito covo di cowboys – è palesemente devota al suo (famoso) fondatore: Buffalo Bill. Tutto è un’ode al grande Bill (che in realtà all’anagrafe si chiamava William Frederick Cody, eheh).
Poco fuori città c’è Cody Old Trail Town. Proprio qui Buffalo Bill fondò il nucleo originario, nel 1895. Oggi, S. e il suo compagno, gironzolano tra 26 edifici storici superbamente restaurati e rimontati, dall’incredibile effetto western.
Ormai è sera. E nella città del rodeo, come passare al meglio il tempo se non assistendo a un rodeo? In estate, soprattutto, lo stadio cittadino è gremito di gente. Ogni sera. Immancabilmente eccitante.
(S. è stata a lungo combattuta sul partecipare e o meno a questa competizione, perciò, le inserisco nell’itinerario una valida alternativa. Una cena stile Old Wilde West condita da uno spettacolo di musica country. Magari può far comodo anche a te.)
Giorno 10 – 250 miglia: da Cody a Buffalo
Un bel pezzo di strada separa S. dalla sua prossima meta: Buffalo (un nome ricorrente in Wyoming). 170 miglia che – aggiungendo qualche gradevole deviazione – si stiracchiano un po’, ma abbandonano del tutto quell’aspetto banale che altrimenti le caratterizzerebbe.
Iniziamo. Discostandosi dalla strada principale nei pressi di Lovell, S. raggiunge il Devil’s Canyon Overlook. Formidabile punto panoramico del Bighorn Canyon.
Scendendo verso Greybull – e percorrendo un balbuzzziente tratto di strada sterrata – c’è Devil’s Kitchen. Un luogo selvaggiamente lasciato a sé stesso. Nessun servizio, di nessun tipo. Il paesaggio peró rivela delle tinte cromatiche impressionanti (da ammirare con prudenza dalla cresta).
Di nuovo in auto. Di nuovo una strada satura di notevoli punti panoramici. È la Bighorn Scenic Byway che serpeggia placida tra i boschi della foresta nazionale omonima.
Lasciata alle spalle questa profumata macchia verde, S. arriva finalmente a Buffalo: uno dei posti più rappresentativi dell’Old Wild West, nonché patria della letteratura Western. Una passeggiata lungo Main Street pone fine a questa lunga giornata.
Giorno 11 – 270 miglia: fino a Rapid City
C’è chi guardandolo vede un luogo sacro per i popoli nativi. E c’è invece chi rivive nella mente le scende de “Incontri ravvicinati del terzo tipo” di Spielberg. Devil’s Tower è senza dubbio una misteriosa quanto bizzarra opera della natura. Da ammirare percorrendo l’intero Tower Trail.
Un’altra incantevole cittadina in stile western si palesa lungo il percorso della nostra protagonista. Deadwood.
S. ha superato la linea retta invisibile del confine con il South Dakota. Si trova ormai nella zona della catena montuosa delle Black Hills. Qui c’è una delle attrazioni più rappresentative di TUTTI gli Stati Uniti d’America.
George, Thomas, Theodore e Abram sono ormai abituati ad avere gli occhi di tutti puntati addosso. Ci avevano fatto il callo già in passato, quando non erano ancora sculture nella roccia ma presidenti in carne e ossa. Èh già. S. si trova all’iconico Monte Rushmore. Un’opera fermamente non banale; nata dalla mente di un uomo dal giusto grado di follia.
Anche perché, diciamocelo, a chi mai verrebbe in mente di stampare sul fianco di una montagna i volti enormi di George Washington, Thomas Jefferson, Theodore Roosevelt e Abraham Lincoln? Beh, in America c’era la persona giusta: Doane Robinson. E di certo è riuscito nel suo intento: rendere la zona un ragguardevole punto d’attrazione.
Giusto a mezz’ora di distanza ecco un altro famoso monumento, nato per ripicca. Il Crazy Horse Memorial.
Mr. Robinson – consapevole o meno non te lo saprei dire – aveva di fatto deturpato una montagna sacra per la tribù dei Lakota. Così i Lakota decisero di scolpire un loro monumento monumentale raffigurante il famoso capo Cavallo Pazzo. La buona volontà c’è dal 1948, ma i lavori sono tutt’oggi work in progress. Perciò – come ho specificato nell’itinerario su misura per S. – può non essere così entusiasmante il tutto.
Giorno 12 – 100 miglia: Black Hills e Custer State Park
In un itinerario in Real America quello che più rimane impresso – oltre ai paesaggi belli bellissimi, chiaro – sono le strade.
Ogni strada è un racconto del luogo che attraversa. E nelle Black Hills curve, tornanti, grotte, fessure sono la punteggiatura della storia. La Iron Mountain Highway. La Needles Highway. Sono da percorrere tutto d’un fiato. E se ti rimane ancora un po’ di ossigeno impiegalo per percorrere puoi incamminarti lungo il Cathedral Spires Trailhead. Un sentiero breve ma tosto, per arrivare a uno dei punti panoramici più belli delle Balck Hills.
E ancora. Cambia lo scenario ma non la bellezza delle strade. La Wildlife Loop Road.
S. si trova ora al Custer State Park, paradiso naturale dei massicci bisonti (e di altri simpatici animali della prateria). A separarla dal suo alloggio c’è un’oretta scarsa in auto. Questa volta però le suggerisco la strada più insipida, ma più veloce. Dopo una giornata così densa, ci vuole proprio un po’ di riposo in motel.
Giorno 13 – 190 miglia: Badlands National Park
Uno sguardo fugace a Rapid City è sufficiente per S. Lei di certo non è una tipa da città, perciò, la cittadina più grande del South Dakota rimane giusto giusto una piccolisssima parentesi nella giornata odierna.
La vera meta è a un’ora da lì. Badlands National Park. Niente a che vedere con il sinuoso verde del Wyoming e del Montana. In questo parco nazionale la terra si scopre, mettendo in mostra formazioni rocciose dalle tinte variegate.
La Badlands Loop Road è il principale approccio al parco. Mentre la Rim Road rimane appartata, e attraversa una zona nettamente diversa. Qui il paesaggio è fatto di praterie e dei suoi abitanti: coyote, bisonti e curiosi cani delle praterie.
Questo itinerario in Real America sta per concludersi e, per la nostra protagonista, è il momento di iniziare ad avvicinarsi a Denver. La differenza nel tragitto è minima, così S. decide di attraversare una nuova linea retta invisibile per trascorrere l’ultima notte di questo viaggio in Nebraska. Uno stato del Mid-West, dove il mais è l’attrazione di punta.
🔎Badlands National Park in un box. Anche in questo caso l’ingresso è incluso nella tessera “America the Beautiful”. Il clima nella Badlands N.P. è imprevedibile, dai sempre un’occhiata al sito ufficiale per eventuali aggiornamenti.
Giorno 14: Rientro in Italia (miglia, troppe). Fine dell’itinerario in Real America
Una giornata d-i-l-u-n-g-a-t-a. Un viaggio lungo. Prima in macchina, poi in aereo. Per arrivare a Denver e poi in Italia. Non c’è molto da raccontare in questo ultimo giorno di itinerario in Real America. Un programma scolastico: guida fino a Denver-riconsegna auto-volo-scalo-volo-casa.
Je ti volevamo ringraziare, è stato bellissimo! E te sei sempre molto precisa e dettagliata: siamo riusciti davvero bene!
P.s un grazie a S. per le foto dell’articolo, sono state tutte scattate da lei.
Creiamo insieme il tuo viaggio, su misura
Un itinerario personalizzato creato sulla tua persona. Unico. Proprio come te. Non esitare a contattarmi, sarò felicissima di aiutarti a trasformare la tua prossima avventura in realtà.
