Questo sarà un articolo diverso. Non è una mia personale storia di viaggio, ne tantomeno un itinerario scritto per i miei viaggiatori e viaggiatrici. No.

Le parole che leggerai vengono dalla dolce esperienza della mia cara amica Marta Rovida che fa sempre viaggi belli bellissimi e che – nell’ormai lontano 2018 – ha avuto l’audacia e la fortuna di andare nel paese delle steppe infinite: la Mongolia.

E così cerco di rendere giustizia al coinvolgente racconto che me ne ha fatto, riportando qui il suo viaggio in Mongolia itinerario di 2 settimane.

Io sono Jessica, travel designer per viaggi con personalità e sono prontissima a raccontarti l’intero viaggio in Mongolia con un itinerario di 2 settimane. MA non ti sorprendere se questo viaggio non ti appartiene al 100%: ogni itinerario su misura che creo è unico come la sorprendente identità che rispecchia.

Ecco cosa posso fare per i tuoi viaggi.

Cosa vedere a Ulaanbaatar? La capitale della Mongolia

Il primo (e ultimo) approccio alla Mongolia passa dalla sua asimmetrica capitale. Un gozzoviglio di grattacieli moderni, brutture di stampo sovietico, tradizionali monasteri in legno.

Ulaanbaatar mantiene un’equilibrata follia non solo nella sua architettura ma anche tra le sue strade dove le macchine sfrecciano seguendo il puro caos.  “I mongoli guidano come se stessero cavalcando”: questo è il mantra che la guida continua a ripetere alla mia amica Marta. Ha dannatamente ragione.

itinerario in Mongolia di 2 settimane: Ulaanbaatar

Marta inizia a delineare i tratti di Ulaanbaatar osservandola dalla collina del memoriale di Zaisan. E poi via, si butta a capofitto nel suo centro spettinato dove i giovani indossano la vita cittadina con agevolezza mentre le vecchie generazioni rimpiangono la libertà dell’essere nomade.

Marta mi parla del monastero di Gandan, del museo di Bogd-Khan – il palazzo invernale dell’ultimo imperatore lama – del museo-monastero di Choijin Lama. E poi aggiunge il famoso mercato nero di Naraan Tuul dove si trova l’inimmaginabile.

Tutto interessante ma è perfettamente conscia che la Mongolia di cui si è innamorata da una foto guardata distrattamente è lì sulla soglia, l’attende domani.

Mongolia cosa vedere

È appena fuori dalla città che inizia il viaggio. Quando il profilo di Ulaanbaatar lascia il posto alle prime gher (le abitazioni mongole), alle distese di steppe. Al nulla. Un nulla che si nutre di paesaggi e profumi. Un nulla che travolge invece che privare. Marta mi confessa: “quando inizi a capire come vivono i mongoli, i problemi di casa sembrano piccola cosa”.

In un viaggio in Mongolia con un itinerario di 2 settimane i chilometri dissestati che si percorrono in macchina sono TANTI, ma non pesano. Anzi, tolgono peso dalle tue spalle.

Le città che via via Marta incontra sono quasi insignificanti ma le descrive sempre piene di vita ed è così assorbita da quella vita che quasi non si accorge di essere arrivata al confine con la Russia.

Itinerario Mongolia 2 settimane

I laghi della Mongolia

“Quando sognavo il mio viaggio in Mongolia avevo in mente tre cose: steppe, monasteri e deserto del Gobi, ma le mie aspettative sono state decisamente superate quando ho scoperto la bellezza dei laghi mongoli”.

A nord, addossato al confine russo, Marta incontra il lago Khovsgol uno dei più profondi dell’Asia Centrale. È appena settembre ma la neve ha già iniziato a imbiancare questo parco nazionale popolato da intorpiditi e timorosi yak. Il lago è enorme, e così mescolato nei colori al cielo sembra letteralmente infinito.

Itinerario Mongolia 2 settimane

Tornando verso l’interno Marta raggiunge anche il lago Zuun e il Terkhiin Tsagaan, inutile specificare che ce ne sarebbero MOLTI altri da vedere: dai più isolati a quelli considerati turistici anche per i locali. Specifico che l’aggettivo “turistico” applicato alla Mongolia è sempre e comunque sinonimo di splendida tranquillità.

Mongolia itinerario di 2 settimane: i monasteri da visitare

I monasteri fanno indissolubilmente parte della vita mongola. Le loro mura sono testimoni di una storia collettiva che risulta particolarmente travagliata in questo paese. E che vede le pagine più drammatiche negli anni ’30 quando la repressione stalinista rase al suolo circa 700 monasteri trucidando i monaci e distruggendo i libri, sculture e oggetti sacri, tutti.

Marta rimane colpita, addolorata, affascinata da questi monasteri a partire dal più famoso: il monastero di Erdene Zuu. Le sue lunghe e possenti mura fanno capolino nel bel mezzo di una piana eccezionalmente immensa e abbracciano con solerzia i vari edifici di questo imponente tempio costruito sui resti dell’antica capitale Karakorum.

Anche il più piccolo e raccolto monastero di Amarbayantsgalant le rimane addosso. Così come l’eremo di Tuvkhun incastrato tra le montagne della valle dell’Orkhon. La vista spettacolare che si ha da lassù ridà ossigeno allo spirito (e ai polmoni che hanno faticato non poco per arrivarci). La valle dell’Orkhon è pura bellezza con le sue cascate e i trekking da gustarsi a cavallo.

Del monastero di Ong Marta ha un ricordo complesso. È l’ultimo che ha visitato e davanti a lei non ci sono altro se non rovine che le fanno male come un pungo in pieno stomaco: il clima di terrore della repressione sembra non aver mai lasciato quel luogo solitario.

Deserto del Gobi: dove si trova e cosa vedere

All’inizio di questo itinerario di 2 settimane in Mongolia Marta aveva sfiorato il confine con la Russia a nord. Adesso si trova esattamente al polo opposto a fianco della sconfinata Cina, a sud. È lì che si estende il deserto del Gobi il più grande deserto dell’Asia, una massa arida di 1,3 m-i-l-i-o-n-i di chilometri quadrati. L’espressione di infinito più tangibile che si possa trovare sulla terra.

Uno dei punti più meravigliosamente accattivanti del Gobi sono le dune di Khongoryn Els. Questo luogo richiede una strenua pazienza: scalare le morbide quanto insidiose colline di sabbia è estremamente faticoso. C’è bisogno di tempo e di pause non solo perché è stancante ma perché è il panorama stesso a richiederlo. Tuttavia, lo sforzo viene immediatamente dimenticato quando il sole inizia a sciogliersi su questa distesa senza fine. È tremendamente bello. Tremendamente inquietante.

Itinerario Mongolia 2 settimane, Deserto del Gobi

Scortata da mandrie di buffi cammelli battriani – i principali avventori del Gobi – Marta si discosta dalle dune per raggiunge le formazioni calcaree Tsagaan Suvraga. Qui i colori si rincorrono sulle rocce e si abbracciano fino a diventare fantasiose tele modellate dal tempo.

Dormire in una gher in Mongolia, l’abitazione dei nomadi mongoli

Quando Marta mi parla della gher, non riesco a non sorridere davanti alla confidenza che mostra con questa abitazione tradizionale dei nomadi dell’Asia Centrale.

È come se la sentisse casa. Mi spiega nel dettaglio che la gher con la sua anima di legno avvolta dal caldo feltro è nata per essere – a ben ragione – smontata e trasportata con facilità. D’altronde segue la migrazione dei suoi proprietari nomadi che, a loro volta, seguono la migrazione dei loro animali. Meraviglioso.

Continua. La gher ha una graziosa forma circolare e all’interno ci sono giusto i letti e una stufa tuttofare che scalda e cucina. La porticina d’ingresso è volutamente bassa perché chiunque entri DEVE piegare il capo; così come prima di uscire è necessario fare un giro in senso orario senza mai dare le spalle all’altare sacro sempre presente.

L’argomento mi affascina più di quanto avessi pensato e mi vien la pelle d’oca quando Marta mi racconta la sua esperienza diretta: “io ho soggiornato solo due notti nei campi gher per turisti, dove le tende sono super attrezzate con lenzuola, bagno in comune, lavandini e docce. Tutte le altre notti le ho trascorse presso famiglie che affittano le loro gher, un po’ come nelle nostre guesthouse”.

Prosegue: “dormire in una gher è un’esperienza tosta. I letti sono duri, serve il sacco a pelo e i bagni non esistono, ci si lava denti e faccia con l’acqua delle bottiglie e il water è la famosa buca nel terreno con quattro pareti in legno. Si dorme e si mangia all’interno della tenda quello che prepara la guida, spesso spessisimo carne di montone”.

Me lo aveva già accennato. Due settimane di viaggio in Mongolia hanno giocato brutti scherzi al suo stomaco tra carne di montone e litri di airag, latte di giumenta fermentato nonché bevanda nazionale. Considerando poi che è estremamente maleducato non accettare quello che la famiglia ospitante ti offre l’unica alternativa è tappare il naso e buttar giù quel liquido denso e dal sapore asprigno come se fosse un vero piacere.

Le notti in gher rimangono per Marta uno dei ricordi più cari del viaggio; sente nostalgia di quella sinfonia data spontaneamente dal fuoco scoppiettante della stufa, da qualche gatto che zampettava sul tetto, dal rumore amplificato della pioggia, dai suoni degli animali della steppa. E poi il semplice gesto di aprire la porta al mattino e trovarsi davanti quella serena infinità. Estasiante.

Visitare la Mongolia con un itinerario di 2 settimane non è per tutti, e Marta ci tiene a sottolinearlo. Non è per tutti sopportare di fare una doccia completa (se va bene) una volta a settimana o avere come bagno una buca nel terreno; non è per tutti affrontare un vuoto smisurato o fare ore e ore di macchina su strade b-b-balbuzienti e dissestate.

La Mongolia è una terra preziosa ma non è per tutti.

P.s un ringraziamento profondo per le splendide foto che Marta mi ha concesso di pubblicare, ovviamente tutte scattate da lei!

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Un itinerario personalizzato creato sulla tua persona. Unico. Proprio come te. Non esitare a contattarmi, sarò felicissima di aiutarti a trasformare la tua prossima avventura in realtà.

Grazie!